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Notizie ai farmacisti

24/02/2015 14:48:19
Liberalizzazioni: Cdm approva Ddl Guidi. Sì alle società di capitali. Via anche il limite di 4 farmacie per società.
Salta la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta fuori dalle farmacie. Ma entrano le società di capitali. Potranno detenere un numero illimitato di farmacie e i soci non dovranno più essere necessariamente farmacisti. Questo l'esito dell'atteso Consiglio dei Ministri, del 20 scorso nel corso del quale sono state esaminate le norme relative al così detto "Ddl concorrenza" del ministro per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi. Dopo un confronto serrato in pre Consiglio che poneva sul piatto della bilancia le norme per la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta anche fuori dal canale farmacia e l’abbassamento del quorum, o l’istituzione del “quorum minimo”, il Governo ha inviato alle Camere un testo sostanzialmente diverso da quello “entrato” al mattino in Consiglio dei Ministri.
Cassata la norma prevista nel testo in entrata sulla Fascia C,sulla quale il ministro Beatrice Lorenzin si è fortemente opposta, come anche le altre misure previste nelle bozze iniziali del provvedimento, sul numero delle farmacie in rapporto alla popolazione o sulle facilitazioni all'ingresso dei generici, per le farmacie è "venuta fuori" una grossa novità: potranno infatti "entrare nel mercato" e diventare titolari di farmacie private anche le società di capitale, fino ad oggi escluse dal novero degli aventi diritto.
Attualmente la titolarità delle farmacie è infatti riservata solo a persone fisiche, a società di persone e a società cooperative a responsabilità limitata. Con la proposta del Governo le farmacie potranno essere invece anche di proprietà delle società di capitali ed i soci non dovranno più essere obbligatoriamente farmacisti.
Viene inoltre eliminato il limite delle 4 farmacie per società “per facilitare le economie di scala e facilitare l’ingresso nel settore delle grandi società di capitali come gestori di catene di farmacie” Decade inoltre l’obbligo che prevede che a dirigere la farmacia sia un farmacista socio.
Roberto Tobia



06/01/2015 10:18:55
Ripristinare l'incompatibilità tra ingrosso e vendita al pubblico?
Torna a far capolino l’idea di ripristinare l’incompatibilità tra distribuzione all’ingrosso e vendita al pubblico di medicinali abolita dal celebre decreto Bersani. Ci aveva provato 15 giorni fa un emendamento al ddl Stabilità presentato dai senatori Mandelli, Serafini e Piccinelli (Fi), ma poi la proposta era stata ritirata dagli stessi firmatari. Ora a buttare il sasso è un ordine del giorno approvato alla Camera in occasione dell’ultimo sì alla manovra 2015: presentato dai deputati di Forza Italia Carlo Sarro e Paolo Russo, impegna il Governo a ripristinare l’incompatibilità per scoraggiare il parallel trade e quindi il fenomeno delle carenze.
Come noto, un provvedimento di questo genere trova del tutto favorevole Federfarma, che da tempo invoca una politica di “tolleranza zero” nei confronti di chi si procura l’autorizzazione all’attività di distributore con il solo scopo di fare export parallelo.
Il ritorno dell’incompatibilità non incontra invece grande favore tra le cooperative dei farmacisti, che tramite la loro sigla di rappresentanza – Federfarma Servizi – hanno espresso qualche malumore: tornassero quei paletti, infatti, i titolari di farmacia che oggi rivestono la carica di presidente o amministratore delegato di una società della distribuzione intermedia oppure siedono nel suo consiglio direttivo potrebbe essere costretti alle dimissioni proprio a causa dell’incompatibilità. Se il decreto Bersani aveva provveduto a rimuoverla, infatti, era per scongiurare il rischio di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea, in quegli anni particolarmente pungente con il sistema farmaceutico del nostro paese. Non a caso, il testo rimuoveva le incompatibilità a beneficio non solo dei titolari di farmacia e delle loro società di gestione, ma anche delle società di gestione delle farmacie comunali. Oggi l’Ue non sembra avere più l’Italia in cima ai propri pensieri, ma per le cooperative non è il caso di mettere Bruxelles alla prova.
Fonte: Federfarma.it- 30 gennaio 2014

16/11/2014 10:34:33
Direzione della farmacia ed eta' pensionabile
Sono 19 gli emendamenti in materia sanitaria ammessi al voto della commissione Bilancio della Camera sulla legge di Stabilità 2015 e, tra questi, quattro - sui cinque inizialmente presentati - sono quelli che riguardano la soppressione della norma del decreto "Cresci-Italia" che impone al titolare o socio di cedere la direzione della farmacia al raggiungimento dell'età pensionabile (68 anni) - fatto salvo il caso delle farmacie rurali sussidiate - che dovrebbe entrare in vigore da gennaio. Lunedì ci sarà quindi il vaglio vero e proprio di tutti gli emendamenti che hanno passato la scrematura di questi giorni (500 in tutto), comprese le proposte in merito a età pensionabile e direzione, che sono quelle che puntano alla soppressione della norma (Ferrari, Pd, Bernardo e Tancredi, Ncd, Di Lello e Di Gioia, Gruppo misto - Psi, e Corsaro, Fratelli d'Italia), mentre non ha ricevuto l'ok quello che ne rinviava al 2020 l'entrata in vigore. D'altra parte, come aveva sottolineato a Farmacista33 l'avvocato Stefania Silvia Cosmo, dello Studio Cavallaro, Duchi e Lombardo di Milano e Roma, si tratta di «un unicum della farmacia che non ricorre in nessun altro settore, imponendo al direttore di privarsi dell'esercizio e obbligandolo a un passaggio che invece andrebbe valutato caso per caso, come scelta imprenditoriale non come scelta del legislatore». Della norma «andrebbe rivalutata interamente la sua bontà, soprattutto oggi che si assiste alla tendenza opposta, cioè a prolungare l'età lavorativa». Sempre in tema di Legge di Stabilità, per quanto riguarda i tagli alle Regioni, è stato ribadito che è materia di trattativa di Palazzo Chigi con l'Economia. Mentre dal Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Caldoro, arriva la chiarificazione che «Siamo in attesa che il governo ci risponda, noi le nostre proposte le abbiamo fatte».
Francesca Giani



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